Introduzione articolo

In finanza c’è sempre stato un protagonista per dormire sereni: il classico portafoglio bilanciato.

L’idea di fondo è semplice e, bisogna ammetterlo, suona incredibilmente bene.
Quando le azioni scendono, le obbligazioni salgono per compensare.
Una bilancia perfetta che dovrebbe farti dormire tranquillo a prescindere dalle tempeste che si scatenano là fuori.

Peccato che nel mondo reale esista uno scenario oscuro e spietato in cui questa bilancia si spezza di colpo.

In questo articolo vedremo qual è il vero nemico invisibile che fa crollare azioni e obbligazioni in simultanea, perché le ancore di salvezza che ti vengono proposte di solito rischiano solo di trascinarti a fondo e, soprattutto, come deve posizionarsi oggi un investitore intelligente per proteggere realmente il proprio portafoglio.

crollo azionario

La diversificazione in breve

Per decenni, l’industria del risparmio ha prosperato su una regola non scritta.

Sto parlando del classico portafoglio bilanciato, con la celebre ripartizione tra mercato azionario e mercato obbligazionario.
La logica è chiara: le azioni rappresentano il motore della crescita del capitale nel tempo, mentre le obbligazioni fungono da ammortizzatore per attutire i colpi durante le inevitabili recessioni economiche.

Di norma le azioni crescono, ma quando c’è una crisi le banche centrali devono stimolare l’economia.
La più diffusa misura di stimolo all’economia è il taglio ai tassi d’interesse, che porta le obbligazioni a crescere, per un motivo matematico.

Questo schema difensivo si fonda su un singolo presupposto: che azioni e obbligazioni si muovano in direzioni opposte: a volte però il meccanismo si inceppa.

Il grande nemico del portafoglio bilanciato: l'inflazione

Tutti hanno paura del crollo di borsa, quello da prima pagina dei telegiornali.

In realtà però c’è una forza molto più silenziosa e distruttiva: l’inflazione inaspettata.

Fino a quando il sistema monetario era ancorato all’oro, le crisi economiche significavano quasi sempre deflazione.

Ma oggi le regole del gioco sono cambiate, ed è qui che la trappola scatta e la classica diversificazione si rompe.

L’inflazione distrugge letteralmente i bond, in particolar modo quando coglie i mercati di sorpresa.

Immagina le obbligazioni come un contratto d’affitto a prezzo bloccato per i prossimi dieci anni.
Se il costo della vita costa 5 volte tanto all’improvviso, l’affitto fisso vale un quinto rispetto a prima (-80%).
Il mercato se ne accorge istantaneamente e le obbligazioni crollano.

A questo punto, secondo la vecchia teoria, ti aspetteresti che le azioni ti salvino, ma non è detto.

Il dilemma delle banche centrali

Le banche centrali hanno due obiettivi principali, che lo dichiarino o meno:

  • far crescere l’economia
  • tenere l’inflazione sotto controllo

Per questo motivo il taglio ai tassi d’interesse è la misura migliore per stimolare l’economia durante una crisi: se i mercati rallentano bisogna dare uno stimolo, quindi va benissimo tagliare i tassi.

Se l’economia va alla grande tagliare i tassi significherebbe creare un sacco di inflazione, ma in quello scenario non serve stimolare l’economia e quindi non è un problema.

E quindi quale sarebbe il punto?

Che a volte il problema non nasce da dinamiche interne ad un mercato.

Esempio pratico: se lo stretto di Hormuz dovesse bloccarsi per molto tempo le materie prime arriverebbero in modo molto rallentato e a costi molto più alti, rallentando l’economia e portando inflazione.

La banca centrale si troverebbe quindi con le mani legate:

  • da un lato dovrebbe stimolare l’economia, e quindi tagliare i tassi
  • dall’altro deve tenere sotto controllo l’inflazione, quindi non può tagliare i tassi
consulente finanziario fee only - fineco advice+

Le soluzioni a questo problema

Quando l’inflazione inizia a farsi sentire e la paura aumenta, l’industria finanziaria ha principalmente due soluzioni pronte da proporti come scialuppe di salvataggio: le obbligazioni legate all’inflazione e l’oro.

Sulla carta vengono raccontate come la cura definitiva, ma nella realtà entrambe nascondono dei limiti strutturali che un investitore consapevole deve conoscere.

Le obbligazioni indicizzate all'inflazione

Le obbligazioni indicizzate all’inflazione vengono proposte come una protezione matematica: se ci sono problemi di inflazione il rendimento del tuo titolo si adegua di conseguenza, mettendoti al riparo.

E quindi quale sarebbe il punto debole?

Il punto è che i mercati finanziari anticipano sempre gli eventi.
Il prezzo che paghi oggi per questi titoli incorpora già al suo interno le aspettative sull’inflazione futura.

Se domani l’inflazione sale, ma lo fa in misura minore rispetto a quanto il mercato aveva già previsto e prezzato, il tuo investimento soffre e perde valore.

Non solo. Essendo a tutti gli effetti delle obbligazioni, subiscono in pieno la volatilità legata al rialzo dei tassi reali deciso dalle banche centrali per raffreddare l’economia.

L’indicizzazione all’inflazione è proprio come un’assicurazione vera e propria: se vuoi assicurarti dagli incendi mentre il bosco dietro casa va a fuoco, l’assicurazione ti chiederà un prezzo altissimo.

Non basta quindi comprare obbligazioni indicizzate, ma bisogna capire quanto si stia pagando questa protezione.

L'oro

Tradizionalmente si inserisce l’oro in portafoglio per un motivo preciso: cercare decorrelazione proprio in quei momenti in cui si verifica un forte stress finanziario.
Oggi però dobbiamo fare i conti con un dato di fatto oggettivo: l’oro è già salito moltissimo ed è vicino ai massimi.

Ora, nessuno possiede la verità in tasca o prevede il futuro, ma se quello scenario di crisi profonda di cui parlavamo prima dovesse verificarsi per davvero, l’oro potrebbe paradossalmente tentennare o subire lui stesso una correzione.
Il motivo è semplice: avendo già corso tanto, gran parte del suo potenziale rialzista potrebbe essersi già esaurito perché gli investitori potrebbero mettersi in tasca i profitti.

Sperare che un asset comprato ai massimi storici sia l’unica ancora di salvezza in mezzo a un crollo generalizzato assomiglia molto a una scommessa, e molto poco a una solida pianificazione patrimoniale.

Cosa fare in questo scenario?

Arrivati a questo punto la tentazione più logica è quella di cercare il modo per anticipare i mercati: passare le giornate a leggere notizie, ascoltare analisti e cercare di indovinare quando l’inflazione tornerà a colpire, sperando di spostare i soldi un attimo prima del disastro.

La realtà è che cercare di prevedere il mercato è un gioco a perdere.

Le previsioni sul ciclo economico sono fatte per essere smentite, e i falsi allarmi di recessione sono infinitamente più frequenti delle recessioni stesse.

In finanza esistono variabili assolutamente imprevedibili, come pandemie o conflitti internazionali, che rendono qualsiasi stima di breve termine totalmente inutile
.
L’unico modo per vincere il gioco delle previsioni è rifiutarsi di partecipare
.

Quindi se i prodotti magici non esistono e indovinare il futuro è impossibile, cosa resta a un investitore che vuole difendere seriamente il proprio patrimonio?

Resta l’unica cosa che ha sempre funzionato nella storia finanziaria.
Non prevedere ma pianificare
.

Il segreto non è costruire un portafoglio che non scenda mai di valore, quella è un’utopia.

Il segreto è concentrarsi sul rischio che conta per davvero. E il vero rischio non è la normale volatilità di un anno o due.
Il rischio reale, il cosiddetto “deep risk”, è subire una perdita permanente del potere d’acquisto.

Costruire un portafoglio solido con componenti che proteggano dai vari scenari di stress è una cosa, inserirli inseguendo i trend e le paure del momento è un’altra: di nuovo, la strada è pianificare, non prevedere.

Se il tuo orizzonte temporale è di dieci o quindici anni, non ha alcuna importanza cosa faccia la borsa oggi. Esattamente come non ti interessa se a diecimila chilometri di distanza sta diluviando, perché semplicemente non è il tuo meteo.

Il mio lavoro non è venderti il prodotto del momento o dirti cosa farà il mercato domani mattina.

Se sei stanco di navigare a vista o di rincorrere le promesse del mercato, è il momento di prendere il controllo sul tuo capitale.

Contattami per prenotare un’analisi della tua situazione attuale.

Consulente Finanziario Monza - Fineco, Matteo Foti

Chi sono

Matteo Foti - Consulente Finanziario

Aiuto dirigenti, piccoli imprenditori, famiglie e giovani professionisti a gestire al meglio il proprio patrimonio.

Sono un consulente finanziario abilitato e sono l’autore del libro “Consapevole – prendi il controllo sui tuoi soldi”.
Come partner per offrire il meglio ai miei clienti ho scelto Fineco Private Banking.

  • Laurea in economia bancaria, finanziaria e assicurativa all’Università degli Studi di Milano-Bicocca

  • Autore del libro Consapevole – prendi il controllo sui tuoi soldi

  • Consulente finanziario Fineco abilitato, regolarmente iscritto all’Albo OCF

  • Oltre 2 anni di esperienza in un gruppo leader mondiale nella gestione dei rischi complessi (assicurazione di multinazionali e riassicurazione, ossia assicurare altre compagnie di assicurazioni)

  • Divulgazione nelle aziende su pianificazione finanziaria e pensionistica per dipendenti e soci

  • Divulgazione delle basi dell’investimento da oltre 5 anni tra LinkedInYouTubeeventi locali e altri social

  • Pianificazione basata su trasparenza consapevolezzaniente costi nascosti (se “non stai pagando” il tuo consulente finanziario richiedi una diagnosi gratuita dei tuoi investimentie niente paroloni per rendere la gestione dei tuoi risparmi più complessa di quanto non lo sia già

Vuoi approfondire?

Approfondisci con le risorse gratuite

Dai un occhio alle guide gratuite per approfondire la gestione dei tuoi risparmi: fondo pensione, errori da evitare, il check-up gratuito dei tuoi investimenti e tanto altro ancora.

Approfondisci

Risorse gratuite

Corso Garibaldi, 86 - 20121 Milano
Monza | Seregno | Carate |
Disponibile anche online

info@matteofoti.it

+39 351 447 7390