In questo articolo troverai:
“Ho degli investimenti da qualche anno, ma sto guadagnando pochissimo. Puoi dargli un occhio?”
Questa è una delle frasi che sento più spesso.
In effetti dopo mesi o anni di risparmi investiti, molti risparmiatori si trovano nella stessa situazione: conti alla mano i guadagni sono deludenti, se non addirittura negativi.
Per onestà intellettuale bisogna sottolineare che giudicare un portafoglio d’investimento sulla base della performance pura, senza un contesto, è come giudicare una maratona dai primi 5 minuti.
La verità è che un portafoglio va valutato sulla base di tre pilastri fondamentali:
Un rendimento del 5% può essere un fallimento o un successo clamoroso, a seconda di alcuni fattori. Vediamoli insieme, uno per uno.
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Quando guardiamo gli investimenti spesso il primo pensiero è: “Quanto ho guadagnato?”.
Ma questo numero, da solo, non ci dice nulla. La performance di un investimento ha senso solo se messa in relazione con:
Perdere il 5% quando il mercato globale perde il 20% non è un fallimento, ma un grande successo.
Al contrario, guadagnare il 10% quando il mercato ha guadagnato il 30% è un segnale d’allarme.
Purtroppo molti risparmiatori si fermano a “ho guadagnato o perso?” o confrontano i propri investimenti con il mercato sbagliato.
Ho visto consulenti finanziari parlare ai clienti dei loro grandi risultati, confrontando il portafoglio d’investimento con un BTP a breve scadenza.
Poi però in quel portafoglio c’era il 60% di azioni: è un confronto mele con pere.
Il punto non è quanto guadagni o quanto perdi, ma come va il tuo portafoglio d’investimento rispetto al mercato di riferimento.
Un portafoglio d’investimento non si costruisce a caso.
In un buon piano finanziario il denaro è il mezzo, non il fine.
Si parte dal perché, non dal come.
Io stesso ho fatto scelte completamente diverse per i soldi destinati alla mia pensione e per quelli che sto investendo nella mia attività di consulenza finanziaria.
Non investo sulla base di fantomatiche previsioni, investo sulla base dei miei progetti di vita.
Gli elementi da valutare sono tre:
Ecco perché parlare di un solo portafoglio d’investimento spesso è fuorviante.
Nella realtà potresti aver bisogno di più portafogli, ciascuno pensato per uno scopo diverso con durata, struttura e profilo di rischio diversi.
Un errore comune è mescolare tutto, mettendo in un unico contenitore investimenti con orizzonti temporali diversi. Così si rischia di dover vendere azioni in perdita per comprare casa, o di tenere troppa liquidità che pesa sul rendimento a lungo termine.
Un buon portafoglio d’investimento è sempre coerente con il suo obiettivo.
Se non lo è, non potrà mai essere davvero efficace.
Il miglior portafoglio del mondo non ti aiuterà se lo abbandoni al primo ribasso.
Ed è esattamente ciò che fanno molti investitori.
In questa slide vedi:
Secondo numerosi studi infatti (tra cui quelli di Morningstar e Dalbar) il rendimento reale degli investitori è spesso molto più basso rispetto al rendimento dei fondi in cui investono.
Perché?
Perché comprano e vendono nei momenti sbagliati, spinti dalle emozioni.
Se investi per l’università di tuo figlio tra 18 anni, il portafoglio d’investimento sarà probabilmente a trazione azionaria.
Ma se non hai consapevolezza di come funzionano i mercati, alla prima crisi potresti vendere tutto in preda al panico, vanificando il tuo intero piano finanziario.
Un piano finanziario solido deve poter contare su una corretta gestione emotiva dell’investitore.
Se hai un portafoglio d’investimento efficace non ti abbandonerà.
La vera domanda è: durante le crisi anche tu riuscirai a non abbandonarlo?
Consapevolezza significa capire dove stai andando, perché ci stai andando e cosa aspettarti lungo la strada.
Per valutare un portafoglio in modo serio e completo, è indispensabile considerare anche la dimensione psicologica dell’investitore.
Il quarto pilastro per valutare un portafoglio d’investimento in modo corretto è l’efficienza.
Un portafoglio è efficiente se, dato un certo livello di rischio, ottiene il miglior rendimento possibile.
Oppure, se guardiamo la cosa dall’altro lato, è quel portafoglio che per ottenere un certo rendimento assume il minor rischio possibile.
Ecco perché l’efficienza è il grande assente in molte valutazioni fai-da-te. Ci si concentra su quanto si guadagna, ma raramente si considera se quel guadagno sia “giustificato” rispetto ai costi sostenuti, al rischio corso e agli errori comportamentali.
Alcuni aspetti chiave per valutare l’efficienza degli investimenti proposti da banche e promotori:
Semplifichiamo con un esempio: se ti assumi un rischio 7 su 10, ma ottieni un rendimento da portafoglio prudente (3 su 10), qualcosa non torna. Il tuo portafoglio è inefficiente. Peggio ancora se ti assumi quel rischio per inseguire il “fondo di moda” o la previsione del guru di turno.
Potresti rischiare meno e portare a casa lo stesso guadagno, o mantenere lo stesso rischio e guadagnare di più.

Valutare un portafoglio significa capire se ci sia equilibrio tra rischio e rendimento.
Se stai pagando troppo per ottenere poco, o se stai rischiando tanto senza esserne consapevole, è il momento di intervenire.
In questo caso reale ad esempio l’investitore ha scelto di mantenere invariato il livello di rischio e ha iniziato a guadagnare molto di più.
📌 In sintesi: valutare un portafoglio significa anche capire se c’è un equilibrio tra rischio e rendimento netto. Se stai pagando troppo per ottenere poco, o se stai rischiando tanto senza esserne consapevole, è il momento di intervenire.
❌ Errori da evitare:
Negli ultimi anni i robo-advisor si sono pubblicizzati come soluzione accessibile e automatizzata per investire. Offrono portafogli d’investimento di vario tipo, ribilanciamento automatico e costi relativamente contenuti. Ma sono davvero la soluzione ideale?
I robo-advisor sono ottimi per casi abbastanza semplici e per chi è all’inizio del percorso. Però non considerano minimamente:
Il robo-advisor ti fornisce un portafoglio d’investimento, non un piano finanziario.
Nelle crisi si è visto come questo approccio abbia evidenti limiti.
I risparmiatori, senza un vero consulente finanziario di riferimento, ai primi crolli di mercato hanno “venduto”, ossia hanno chiuso i portafogli d’investimento.
Ovviamente questo è un enorme problema per i robo-advisor: se i clienti disinvestono il robo-advisor non guadagna più.
Per tranquillizzare i risparmiatori molti robo-advisor hanno ridotto la quota di azioni all’interno di tutti i portafogli d’investimento: in questo modo però si riduce l’esposizione proprio dopo un ribasso.
Qualora il mercato ripartisse in fretta si perderebbe un eventuale recupero rapido dei mercati, che è ciò che è successo ad esempio con il ribasso del covid.
I mercati sono ripartiti a razzo, ma chi ha investito nel più noto robo-advisor sul panorama italiano si è perso questo rialzo, e ne sta ancora pagando il costo.
Ma i robo-advisor sono davvero così economici?
Prendendo il listino del più noto robo-advisor in Italia vediamo che su un investimento di 170.000€ il costo delle commissioni di gestione è pari allo 0,75%.
A questo costo va però aggiunta l’IVA, e raggiungiamo un costo a carico del risparmiatore poco sopra lo 0,9%.
Non c’è una differenza di costo sostanziale rispetto ad un consulente finanziario che lavora in fee-only, con la differenza che con un robo-advisor hai solo un portafoglio d’investimento, mentre con un buon consulente finanziario hai un piano finanziario completo (pianificazione comportamentale, definizione dell’asset allocation più adatta per ciascun obiettivo, strategie di spesa, pianificazione previdenziale, analisi assicurativa, spiegazione dei ribilanciamenti e così via).
Per non parlare del vero “costo” enorme dei robo-advisor.
I robo-advisor sono gestioni patrimoniali: ciò significa che alla fine di ogni anno pagherai le imposte sulle plusvalenze.
Quest’anno guadagni il 10%? Pagherai subito il 26% sui guadagni.
Su un capitale di 170.000€ significa pagare subito oltre 4.400€, che non lavoreranno per il resto degli anni.
Questo meccanismo soffoca l’interesse composto: con il classico portafoglio d’investimento di un consulente finanziario (o costruito in autonomia) le imposte si pagano quando vendi in profitto, non alla fine di ogni anno, e l’interesse composto diventa molto più potente.
Conclusione? I robo-advisor sono concettualmente molto interessanti, ma il costo è allineato a quello di un buon consulente finanziario: l’inefficienza fiscale e l’offerta di un servizio non completo li rendono generalmente soluzioni poco convenienti.
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Un errore diffuso con il proprio portafoglio d’investimento è quello di inseguire l’ultimo trend: l’intelligenza artificiale, le criptovalute, i fondi ESG, l’oro… Ogni anno c’è un nuovo “cavallo vincente”.
Ma un portafoglio efficace non cambia ogni stagione. Deve essere costruito con logica, disciplina e coerenza con gli obiettivi.
Inseguire i titoli di moda porta spesso a comprare dopo che sono saliti molto e vendere quando passano di moda, con pessimi risultati.
Un buon portafoglio d’investimenti deve essere “noioso”, disciplinato e coerente. Non deve emozionare. Deve funzionare.
Valutare un portafoglio d’investimento non significa solo controllare il rendimento. Significa fare una fotografia completa e onesta del proprio piano:
✅ È coerente con i tuoi obiettivi?
✅ Hai la consapevolezza necessaria per seguirlo nei momenti difficili?
✅ È efficiente in termini di costi, rischio e rendimento?
Se anche solo una di queste risposte è “no” o “non so”, è il momento di fermarti e fare un check-up.
Quanto dovrebbe rendere un portafoglio ben costruito?
Dipende dal rischio assunto e dall’orizzonte temporale. Un portafoglio prudente può puntare a rendimenti reali del 2–3% annuo, uno dinamico anche oltre il 7%, ma con maggiore volatilità.
Come capisco se sto pagando troppo di commissioni?
Controlla il Total Expense Ratio (TER) dei tuoi fondi. Se paghi più dell’1% annuo è assolutamente doveroso approfondire – richiedi una diagnosi gratuita.
Meglio un portafoglio fai-da-te o con un consulente?
Se hai poco capitale e hai tempo, conoscenze e sangue freddo, il fai-da-te può funzionare.
Altrimenti, un consulente finanziario preparato può aiutarti a evitare errori costosi e creare un piano davvero su misura.
Un errore del 10% ha un costo diverso se fatto su un portafoglio di 10.000€ o su un portafoglio da 2.000.000€: se hai già un buon capitale è fondamentale evitare gli errori che caratterizzano chi inizia approcciandosi al fai-da-te.
Posso migliorare un portafoglio già esistente senza stravolgerlo?
Sì. A volte basta riequilibrare la composizione, tagliare costi inutili o ottimizzare la parte fiscale per ottenere benefici significativi senza rivoluzioni.
Per saperne di più richiedi una diagnosi gratuita.
Ogni quanto tempo va rivalutato un portafoglio?
Almeno una volta l’anno, oppure ogni volta che cambiano gli obiettivi, la situazione personale o i mercati attraversano fasi particolarmente turbolente.
La bontà di un portafoglio d’investimenti si misura in due dimensioni:
Aiuto dirigenti, piccoli imprenditori, famiglie e giovani professionisti a gestire al meglio il proprio patrimonio.
Sono un consulente finanziario abilitato e sono l’autore del libro “Consapevole – prendi il controllo sui tuoi soldi”.
Come partner per offrire il meglio ai miei clienti ho scelto Fineco Private Banking.
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